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Inquinamento, dura sentenza

Posted in Reati Vari on Ottobre 26, 2006 by verderame

Un imprenditore, Paolo Zampierin, titolare della fallita Pm Galvanica di Tezze sul Brenta (Vicenza), è stato condannato dal tribunale di Padova per l’inquinamento, avvenuto in anni di attività, di una falda acquifera con il cromo esavalente risultato da scarti di produzione. Si tratta di una sentenza rara nel suo genere – rileva l’avvocato Schiesaro commentando la sentenza – perché viene riconosciuto l’avvelenamento e il valore che l’acqua di falda rappresenta per i cittadini che la utilizzano a scopo alimentare, diventando, di fatto, un avvelenamento ai danni della collettività. Zampierin è stato condannato dal giudice Paola Cameran, l’accusa era sostenuta dal Pm Renza Cescon, a due anni e sei mesi di carcere, pena coperta da indulto e al risarcimento del danno complessivo in sede civile.

Il giudice ha però stabilito delle provvisionali da 1,5 milioni di euro per il ministero dell’ambiente e di centinaia di migliaia di euro, a seconda delle dimensioni, per i comuni vittime dell’inquinamento, oltre a 50 mila euro per i cittadini che sono stati riconosciuti nel procedimento come parte civile. La Pm Galvanica di Tezze sul Brenta negli anni scorsi era andata fallita, ma non era venuta meno la posizione dell’amministratore delegato che era stato quindi rinviato a giudizio con una serie di ipotesi di reato legati al danno ambientale da inquinamento. Il giudice, nella sentenza le cui motivazioni verrano rese note tra 90 giorni, ha anche rinviato gli atti al Pubblico ministero per ulteriori indagini per l’eventuale accertamento se vi siano coinvolte altre persone “in concorso di reato”.

La vicenda, inoltre, potrebbe avere un ulteriore sviluppo perché da qualche tempo si stanno valutando gli effetti sull’inquinamento di cromo esavalente sul territorio, per il quale sono state avviate le prime bonifiche. Non si escludono, infatti, casi di avvelenamento anche alla luce di fenomeni sull’ambiente che hanno portato, alla luce dell’andamento delle falde, oltre che nel territorio del comune di Tezze nella zona di Bassano del Grappa (Vicenza), ad esempio, a far spuntare fiori, a cominciare da una specie di margherita gialla ribatezzta “pratolina mutante”, con caratteristiche considerate del tutto innaturali quanto a numero di petali e dimensioni giganti.

L’inquinamento era emerso nel 2002 quando erano stati segnalati livelli abnormi di cromo esavalente nell’acqua di alcuni pozzi serviti dalla falda distanti anche 10-15 chilometri da Tezze. I successivi accertamenti hanno condotto ad ipotizzare che la fonte dell’inquinamento fosse proprio la Pm Galvanica, azienda che operava da decenni. A produzione sospesa, erano iniziati gli accertamenti sul terreno sottostante lo stabilimento, le cui vasche di lavorazione avrebbero avuto delle perdite. L’ipotesi è appunto che il cromo, per la sua alta solubilità, sia finito nella falda, diffondendosi poi in un’area molto più ampia seguendo i percorsi sotterranei dei corsi d’acqua. Il cromo era stato riscontrato in pozzi privati di Fontanive e Cittadella, nel padovano, di cui all’epoca dei fatti era stato interdetto l’uso.

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Unipol, Consorte condannato ma scatta lo scudo dell’indulto

Posted in Reati Vari on Ottobre 25, 2006 by verderame

È la prima condanna per i «furbetti del quartierino». Una sentenza che vale più sul piano del principio che in concreto, come dimostrano i numeri: 6 mesi di carcere, neutralizzati dal paracadute della condizionale e dall’indulto, e 100mila euro di multa per gli ex signori di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti e per il finanziere bresciano Chicco Gnutti. In questo filone, il trio era accusato di insider trading, poca cosa rispetto alle contestazioni avanzate per le tentate scalate bancarie dell’estate 2005.

In buona sostanza l’ex presidente di Unipol e il suo vice avrebbero sfruttato a proprio vantaggio proprio una notizia uscita dagli uffici del colosso assicurativo bolognese: Unipol si apprestava a rimborsare in anticipo, nel 2002 e non nel biennio 2005-2006, due prestiti obbligazionari.

A quel punto la coppia di vertice avrebbe comprato direttamente e fatto acquistare a terzi, fra cui Gnutti, bond per un valore di 100 milioni di euro. Dunque, si sarebbe trattato di un rastrellamento di titoli a colpo sicuro.

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