L’Albania lo tiene in cella ma per l’Italia è libero

«Continuando a trattenere in carcere il mio assistito l’autorità giudiziaria albanese sta violando il sacrosanto diritto alla libertà. Se la detenzione non sarà revocata subito, valuterò se fare ricorso al Tribunale per i diritti dell’uomo».

Va giù duro l’avvocato barese Adele Claudio, difensore di Gezim Salillari, il quarantenne di Durazzo detenuto da cinque mesi in Albania per fatti di droga su richiesta della magistratura barese, che però lo ha scarcerato tre settimane fa per effetto dell’indulto.

Salillari è un personaggio molto noto in Albania: è proprietario di un lussuoso ristorante costruito nella più esclusiva zona residenziale di Durazzo, a pochi metri dalla villa del primo ministro, ed è conosciuto, oltre che per le sue ricchezze, per le importanti amicizie di cui gode nel mondo della politica. Benchè fosse ricercato dal febbraio 2001 in campo internazionale, ha vissuto in Albania in piena libertà fino all’aprile scorso, quando fu arrestato assieme ad altri due presunti trafficanti di droga, il presunto boss dei boss della droga Artur Vaqo e a Ilir Sukaj. I tre furono catturati in esecuzione di un ordine d’arresto della magistratura barese.

La notizia del loro fermo scatenò un vero e proprio scontro istituzionale. Il pg Theodhori Sollaku (da tempo sotto accusa da parte del governo di Sali Berisha che ha chiesto al presidente della Repubblica la sua rimozione), dichiarò in tv che i tre erano stati fermati senza un mandato di arresto. La procura presso la corte d’assise smentì, sostenendo che il fermo era invece avvenuto in base ad una richiesta internazionale. Il ministero della giustizia, a sua volta, attaccò il procuratore Sollaku, sostenendo che una richiesta di arresto giunta a gennaio attraverso il ministero della giustizia italiano, era stata respinta dalla procura generale di Tirana.

Un groviglio politico e procedurale che vede al centro l’accordo giudiziario fra Italia e Albania in vigore ormai da alcuni anni e che pur non prevedendo l’estradizione, consente alle autorità albanesi di arrestare e processare in patria albanesi incriminati in Italia, utilizzando le prove raccolte dalle procure italiane. Tuttavia, così come fa notare la difesa di Salillari, questi è stato già giudicato in Italia con sentenza irrevocabile ed è stato rimesso in libertà dalle autorità italiane un mese fa per effetto dell’indulto, scarcerazione a cui però non dà seguito l’autorità giudiziaria albanese.

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